Orvieto città

Itinerario Orvieto città

Orvieto città Itinerario Orvieto città

Orvieto non è solo una città, è un’esperienza. Chi visita l’Umbria non può fare a meno di conoscere una realtà che fa da tramite tra la cultura e il dialetto umbri e quelli laziali e che annovera tra i suoi antenati il popolo etrusco. Orvieto infatti è ed è sempre stata al centro di scambi economici e culturali tra civiltà differenti e proprio per questo vi si respira aria di interculturalità. Il suo nome presenta il segno tangibile della storia: Orvieto deriva da Urbs Vetus, la “città vecchia”, perché la nuova Volsinii fu ricostruita dai Romani a Bolsena dopo la distruzione da loro perpetrata della originaria Volsinii, avvenuta nel 264 a.C. in seguito all’uccisione del console Quinto Fabio Massimo, giunto in soccorso degli aristocratici della città che lo avevano chiamato per soffocare una sommossa servile. I colori che riempiono gli occhi del turista sono quelli della pietra tufacea, che ha avuto origine da azioni vulcaniche di epoche immemori. La consistenza e l’aspetto di questa pietra, così mutevole, ma anche così tanto resistente nel tempo, fornisce alla città un’aura quasi di “mistero”. Per chi arriva da valle, la rupe si staglia imponente, offrendo degli scenari mozzafiato, soprattutto al tramonto. Nessun turista che abbia visitato la città ne è mai rimasto deluso, perché ogni angolo è vivo, permeato dei colori delle botteghe artigiane e degli odori dei ristorantini tipici. Si incontrano per primi il giardino pubblico della Rocca Albornoziana, costruita nel 1364 per volere del cardinale spagnolo Egidio Albornoz dall’architetto militare Ugolino di Montemarte e dalla quale si gode di una pregevole vista sulla valle del fiume Paglia, il Tempio etrusco del Belvedere e il celebre Pozzo di San Patrizio, noto più per il nome che per la sua vera storia: il pozzo , profondo più di 50 metri con i suoi 248 scalini, fu costruito per volontà di Papa Clemente VII, che voleva munirsi di una fonte idrica sicura in caso di assedio della città. Da Piazza Cahen, dove si trova il capolinea della funicolare ad acqua progettata alla fine dell’Ottocento per collegare la rupe con la stazione ferroviaria, si raggiunge il centro, percorrendo il corso principale, dal quale si dipartono tante viuzze che conducono alla Chiesa di San Domenico, sede di una delle opere più importanti della città, il monumento funebre della Cardinale de Braye, che fu realizzato da Arnolfo di Cambio nel 1285 e dove si può osservare il Crocifisso ligneo che parlò a San Tommaso d’Aquino. Lungo il corso non può mancare una sosta al Teatro Luigi Mancinelli, dedicato al musicista orvietano e affrescato con gusto romano da Annibale Angelini, mentre il sipario fu dipinto da Cesare Fracassini con la scena di Belisario, generale di Giustiniano, che libera la città dai Goti. Il teatro è parte pulsante della città, essendo punto di riferimento per note compagnie teatrali e per spettacoli musicali di diverso tipo, tra cui gli eventi di Umbria Jazz Winter. Continuando lungo la via principale si arriva ad un incrocio e si capisce subito di essere nel punto centrale della città medievale: da qui si dipartono le strade che portano agli edifici del governo cittadino e alle chiese principali, tra cui il Duomo, la Cattedrale di Santa Maria Assunta in Cielo. In Piazza Duomo lo sguardo spazia in tutte le direzioni e, quando si incontra con la facciata del Duomo, svetta verso l’alto, verso l’infinito, per essere quasi accecato dall’innumerevole quantità di mosaici dai riflessi oro. Qui si sono riunite le menti e le mani sapienti di architetti e artisti di grande fama, tra cui Lorenzo Maitani, che trasformò la basilica romanica in una struttura gotica, con archi rampanti e facciata a tre cuspidi, seguendo il modello senese. All’interno colpiscono le dimensioni e la contrapposizione tra la povertà delle pareti della navata, contraffatte una prima volta nel Cinquecento con altari e stucchi di gusto manierista e successivamente svuotate alla fine dell’Ottocento e la ricchezza delle pitture delle cappelle laterali di San Brizio e del Corporale: qui l’occhio non si sazia mai di osservare anche i minimi dettagli, perché qui ci sono alcune delle più alte testimonianze della storia dell’arte italiana, prima di tutti gli affreschi di Luca Signorelli del 1499. In Piazza c’è l’imbarazzo della scelta, si può scegliere di prendere un buon gelato o si può visitare uno dei tanti musei , dal Museo Claudio Faina al Museo Archeologico Nazionale all’interno dei Palazzi Papali, al Museo dell’Opera del Duomo. Per chi volesse, ci si può spostare fino in Piazza della Repubblica, dove la Chiesa di Sant’Andrea si presenta come una delle presenze più antiche della città, là dove si erge il nucleo più antico, il primitivo foro della città etrusco-romana (da non perdere i sotterranei della Chiesa, che sono testimonianza preziosa della stratificazione della storia cittadina). Per terminare la visita consigliamo di “perdervi” tra le vie del centro, dove le botteghe di artigianato non vi lasceranno mai, per farvi conoscere tradizioni antiche di ceramisti e di artigiani del legno e del ferro battuto.